Gli appalti per la ricostruzione de L’Aquila facevano gola anche ai casalesi: all’indomani del terremoto, imprenditori vicini al boss Francesco Bidognetti si affrettarono a costituire, insieme con l’ex presidente di Confcooperative del capoluogo abruzzese Antonio Cerasoli, una società con sede all’Aquila per accaparrarsi i lavori. Il tentativo dei casalesi è ricostruito, attraverso le intercettazioni telefoniche, nell’ordinanza di custodia notificata ieri a sei imprenditori: Marcello Bianco, Tullio Iorio, Raffaele Bencivenga, Michele Gallo, Luigi Pagano e Angelo Zaccariello; il gip ha disposto anche il sequestro di beni (società, immobili, auto di lusso) per un ammontare di 100 milioni. Cinquantadue in tutto gli indagati, per i quali la Procura aveva chiesto l’arresto. Tra loro, accusato di concorso esterno in associazione camorristica, c’è proprio Cerasoli, che avrebbe ricevuto consistenti somme di denaro da Michele Gallo da impiegare poi in operazioni immobiliari in Abruzzo. I due erano in affari già da tempo, ma dopo il terremoto dell’aprile 2009 i loro rapporti divennero più stretti. Decisero di fondare la Gam costruzioni, con sede a L’Aquila, perchè la società sembrasse di imprenditori del posto e nessuno sospettasse la presenza dei casalesi. Dalle intercettazioni emerge inoltre il progetto dei casalesi di accaparrarsi anche appalti per il raddoppio dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria. L’operazione è stata chiamata «Untouchables», cioè «Intoccabili», perchè gli imprenditori arrestati erano appunto tali per il clan: persone in grado di aggiudicarsi appalti importanti e dunque di far confluire milioni di euro nelle casse dell’organizzazione; per questo motivo, non dovevano sottostare alle imposizioni riservate agli altri imprenditori, per esempio il pagamento delle tangenti. Nell’ordinanza spunta anche il nome di un fratello di Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia e coordinatore del Pdl in Campania (nessuno dei due fratelli è indagato): secondo il pentito Gaetano Vassallo, Angelo Zaccariello, una delle sei persone arrestate oggi, intendeva aprire un distributore di carburante sulla strada Nola-Villa Literno, zona nella quale però la Aversana Petroli del fratello di Cosentino avrebbe il monopolio. Zaccariello protestò con il boss Francesco Bidognetti, che escogitò la soluzione: una società tra Zaccariello e il fratello del politico. La società Nazional Petroli è tra quelle sequestrate ieri.
Sonia Lazzaro
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