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25/08/2009 - Coop Progresso Ibleo, 10 ragazzi in bilico. Aprile: Nessuno ci ha chiesto nulla

Nessuno ci ha chiesto i nulla osta”. Giorgio Aprile, vicepresidente della Cooperativa Progresso Ibleo, risponde così ai dieci lavoratori che hanno chiesto di passare da un progetto di pro mozione turistica a un posto nell’Ausl 7, con tanto di stabilizzazione. “I nulla osta per i trasferimenti sono scaduti da tre anni, avevano validità di novanta giorni e nessuno ne ha chiesti di nuovi. Mi chiedo come l’azienda sanitaria abbia deliberato la mobilità quando nessun nulla osta è stato richiesto alla nostra attenzione e di conseguenza non è stato concesso”. Dieci unità della cooperativa, provenienti dal bacino Asu, ambiscono a transitare all'Ausl 7, ultimando, così, il proprio percorso di stabilizzazione. Tutta la documentazione è stata predisposta. Ci sono perfino due delibere dell'azienda sanitaria provinciale, una datata aprile e l'altra gennaio 2009, che individuano i relativi percorsi. Manca, però, la firma autorizzativa del presidente della cooperativa, senza cui tale cerchio non potrà mai chiudersi. I dipendenti, pur avendo sollecitato parecchie volte, non comprendono come mai il vertice della cooperativa non abbia voluto completare questa procedura. La cooperativa, notoriamente, è stata vicina all’on. Peppe Drago, la carica di vicepresidente della stessa è affidata al consigliere comunale modicano Giorgio Aprile (il presidente è la sorella). E proprio con il vicepresidente i dipendenti, si confrontano, ma Aprile, da qualche tempo, ha abbandonato l'Udc, passando con Innocenzo Leontini. I dipendenti chiedono che la vicenda possa risolversi, e sperano che, con la creazione dell'Asp, il neo manager, Ettore Gilotta, non decida di revocare le due delibere. “Possiamo concedere la mobilità se qualcuno ce lo chiede. Non ci sono preclusioni né personali né politiche –prosegue Giorgio Aprile- ma dobbiamo anche evitare che il progetto originario per cui tali lavoratori sono impegnati, la promozione turistica, venga snaturato. La mobilità per loro è un’opportunità, ma non è un dovere da parte nostra accordarla. Lo abbiamo già fatto con trecento lavoratori, siamo disposti a farlo anche con loro, ma senza contrapposizioni frontali e la pretesa che il clamore mediatico risolva il problema. Valuteremo la richiesta di mobilità, quando ci chiederanno la mobilità”.


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